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GLORIARMS Research

Tassi a Lungo Termine G7 · 2020–2026

Rendimenti dei titoli di Stato a 2, 5, 10 e 30 anni dei Paesi G7 – medie trimestrali dal 2020, livelli attuali, analisi degli spread e prospettive.

Dati aggiornati al: 4 settembre 2026 · ultima verifica: 7 settembre 2026

Assistito da IA · verificato da Stefan Hamberger

Quadro attuale (4 settembre 2026)

Rendimenti spot, tendenza a 12 mesi e due spread: pendenza della curva e distanza dal tasso di riferimento. Tutti gli spread in punti base con segno. Cliccare sull’intestazione di colonna per ordinare.

Come leggere la tabella: «Δ 10A 12 mesi» = variazione del rendimento decennale rispetto a un anno fa (+ = tassi in aumento). «Pendenza 30A−10A» = premio di rendimento dell’estremità lunga rispetto al benchmark decennale; può indicare premi a termine più elevati, rischi fiscali, aspettative di inflazione o fattori tecnici di domanda/offerta. «10A meno tasso di riferimento» = distanza dalla politica monetaria attuale. Un valore negativo può indicare attese di tagli dei tassi; un valore nettamente positivo può riflettere premi al rischio più elevati, aspettative di inflazione o attesi rialzi dei tassi. Per Germania, Francia e Italia si utilizza come tasso di riferimento il tasso sui depositi della BCE.
Il rendimento decennale nel lungo periodo

Medie annue dei rendimenti dei titoli di Stato decennali dal 1991 – l’unica scadenza con profondità storica ufficiale e comparabile per tutti i G7. Più cicli dei tassi a colpo d’occhio: i livelli elevati degli anni ’90, la discesa fino al 2008, l’era dei tassi zero/negativi degli anni 2010 e la svolta dal 2022.

Rendimenti decennali dal 1991 (% annuo, media annua)

Fonte: OECD via FRED, medie annue. L’Italia inizia nel 1991 (avvio della serie). Tramite la legenda è possibile mostrare o nascondere singolarmente i Paesi.
Andamento dei rendimenti dal 2020

Nota: per Germania, Francia, Italia e Regno Unito le serie a 5 e 30 anni sono ricostruzioni approssimative basate sui dati decennali e su spread di scadenza documentati (±10–15 pb); le serie a 2 anni di Regno Unito, Francia, Italia e Giappone sono ricostruite da ancoraggi puntuali e dai sentieri dei tassi di riferimento (±10–25 pb). Le serie decennali, tutti i dati USA/Canada e tutti i valori spot sono dati ufficiali o di mercato correnti. Dettagli nella metodologia in calce.

Titoli di Stato a 2 anni (%)

L’estremità breve fornisce indicazioni di massima sulle attese di politica monetaria e del mercato monetario – per alcuni Paesi le serie storiche a 2 anni sono ricostruzioni approssimative, i valori spot sono dati di mercato correnti. Il Regno Unito quota sopra il Bank Rate (rischi di rialzo prezzati più premio fiscale/a termine), il Giappone si muove in linea con il percorso di normalizzazione della BoJ, i rendimenti dell’area euro sono balzati nel sell-off di marzo 2026.

Titoli di Stato a 5 anni (%)

La parte centrale della curva è fortemente influenzata dalle attese di politica monetaria, dai premi a termine e dalla domanda/offerta sul mercato obbligazionario. I tagli dei tassi del 2024/25 hanno spinto al ribasso i rendimenti quinquennali – tranne in Giappone, dove la normalizzazione della BoJ continua a sollevarli.

Titoli di Stato a 10 anni (%)

La scadenza benchmark. Dall’estremo dei tassi zero del 2020 (Bund: −0,6%) alla svolta globale dei tassi del 2022. Dal 2025 i mercati divergono: il Canada resta relativamente stabile, mentre il Giappone normalizza con forza.

Titoli di Stato a 30 anni (%)

Sull’estremità lunga si manifestano con maggiore evidenza i timori fiscali e inflazionistici. I Gilt britannici ai massimi dal 1998, i Treasury USA sopra il 5%, i trentennali giapponesi vicino ai massimi storici.

Tendenza a 12 mesi: variazione dei rendimenti (punti base)

Rendimento spot attuale meno il livello di un anno fa. Mostra dove i tassi stanno salendo o scendendo: il Giappone con l’aumento più forte su tutte le scadenze; gli USA con variazioni relativamente contenute sull’estremità breve.
Spread e politica monetaria

Pendenza della curva: 10A meno 2A (punti base)

Un indicatore molto seguito delle attese di politica monetaria e del ciclo della curva dei rendimenti. Nel 2022/23 le curve di USA, Canada e Regno Unito si sono invertite (politica monetaria restrittiva); dal 2024/25 sono tornate positive – un sondaggio Reuters di aprile 2026 prevede un ulteriore irripidimento verso ~85 pb negli USA.

Spread decennale rispetto al Bund (punti base)

Il premio al rischio di alcuni Paesi dell’area euro rispetto alla Germania – indicatore di rischio centrale dell’area euro. Tramite la legenda è possibile mostrare o nascondere singolarmente Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Da notare: Portogallo e Spagna quotano ormai con spread più stretti della Francia, il cui spread è salito sensibilmente dopo i declassamenti di Fitch e S&P; la Grecia si colloca all’incirca al livello dell’Italia.

Tasso di riferimento vs. 10A vs. 30A (attuale, %)

Dove si colloca la curva rispetto al tasso di riferimento: in Giappone, Regno Unito e Germania l’estremità lunga è nettamente sopra il tasso di riferimento attuale. Ciò riflette non solo le attese di politica monetaria, ma soprattutto premi a termine, offerta di titoli pubblici, rischi di inflazione e fattori di domanda/offerta sull’estremità lunga.
Credit Spread (obbligazioni corporate vs. titoli di Stato)

Il premio di rendimento delle obbligazioni societarie rispetto ai titoli di Stato (option-adjusted spread, OAS) – la misura del rischio di insolvenza e della propensione al rischio. Organizzato per area valutaria (USD/EUR) e rating (investment grade / high yield), non per singolo Paese del G7.

OAS Investment Grade (punti base)

Spread delle obbligazioni societarie di alta qualità sui titoli di Stato. Spiccano lo shock Covid del 2020 e la svolta dei tassi del 2022. Estremamente compressi nel 2024/25 (USA sotto 100 pb) – segno di elevata propensione al rischio e premi ridotti.

OAS High Yield (punti base)

Spread delle obbligazioni ad alto rendimento (rating sotto investment grade). Molto più volatili: oltre 850 pb al picco Covid del 2020, di nuovo in forte ampliamento nel 2022, di recente nuovamente compressi (~260–280 pb) nonostante i tassi più elevati.
Prospettive

Previsioni di mercato e delle banche sui rendimenti decennali

Previsioni selezionate e stime di consenso – mediane di sondaggi e view delle singole case, si veda la colonna Fonte/Metodologia.
MercatoAttualeFine 2026Fonte / MetodologiaAggiornamento
Treasury USA 10A4,77%4,25–4,35%Sondaggio Reuters (>50 strategist, mediana) / J.P. Morgan (view della casa)apr. 2026
Bund 10A3,34%~3,25%Goldman Sachs (view della casa)primavera 2026
Gilt 10A5,14%~4,32% (intervallo 3,9–4,75)Media di 9 banche d’investimentoprimavera 2026
JGB 10A2,91%~2,25%Capital Economics (view della casa)primavera 2026
BTP 10A4,14%La compressione dello spread prosegueConsenso di mercato (qualitativo)giu. 2026
Le previsioni sono state elaborate in prevalenza prima dello shock dei prezzi energetici di aprile/maggio 2026 – i rischi erano quindi orientati al rialzo. Dopo un allentamento a metà giugno, il conflitto in Medio Oriente è tornato ad acuirsi a inizio luglio 2026 (attacchi militari USA contro l’Iran, tensioni sullo Stretto di Hormuz); i conseguenti timori inflazionistici hanno spinto nuovamente al rialzo i rendimenti, riportando i rischi verso l’alto. Il sondaggio Reuters (aprile 2026) prevede inoltre un ulteriore irripidimento della curva: spread 10A−2A da ~50 a ~85 punti base entro 12 mesi. Le view delle singole case sono tratte da commenti di mercato e sintesi di ricerca pubblicamente citati nella primavera 2026; le date esatte di pubblicazione possono variare a seconda della fonte e non sempre sono riconducibili a un’unica fonte primaria identificabile – da intendersi come valori indicativi, non come previsioni puntuali verificate.
Gli istituti e i marchi citati sono di proprietà dei rispettivi titolari. La menzione ha esclusivamente finalità di citazione delle fonti e non implica alcun rapporto di affiliazione con tali istituti né alcuna approvazione da parte degli stessi.

I principali driver del 2026

  • Deficit fiscale USA: Le ingenti emissioni di Treasury e l’assenza di consolidamento mantengono elevato il premio a termine; il rendimento trentennale ha toccato temporaneamente il 5,27% l’1/2 settembre 2026 ed era al 5,25% al 3 settembre (FRED DGS30) – ancora il massimo dal 2007.
  • Shock energetico / politica monetaria: Il conflitto in Medio Oriente aumenta i rischi inflazionistici di breve periodo e rende più difficili i tagli dei tassi; le attese di riduzione, prima dominanti, sono state nettamente ridimensionate. Dopo un temporaneo allentamento a metà giugno, il conflitto è tornato ad acuirsi a inizio luglio 2026: attacchi militari USA contro l’Iran e tensioni sullo Stretto di Hormuz hanno fatto salire il Brent di circa il 4% in giornata il 7–8 luglio (il maggior guadagno giornaliero da maggio, secondo notizie di mercato tra cui CNBC/Reuters), prima che il prezzo ripiegasse a circa 76 dollari USA entro il 9 luglio con l’avvio di sforzi di mediazione. I rinnovati timori inflazionistici hanno innescato un sell-off globale sull’estremità lunga: il rendimento decennale USA è salito al 4,56%, il trentennale a poco oltre il 5%; sono aumentati anche i rendimenti di Bund, Gilt e JGB. La BCE ha alzato il tasso sui depositi di 25 pb al 2,25% l’11 giugno 2026 (in vigore dal 17 giugno); la Bank of Canada ha mantenuto il proprio tasso di riferimento al 2,25% il 10 giugno. Nella settimana successiva la Fed ha mantenuto il tasso al 3,50–3,75% il 17 giugno (voto 12:0), segnalando però un orientamento più restrittivo tramite le proiezioni sui tassi (mediana per fine 2026 alzata dal 3,4% al 3,8%, nove membri su 18 prevedono ancora rialzi nel 2026); la Bank of Japan ha alzato il tasso di 25 pb all’1,00% il 16 giugno (massimo dal 1995); la Bank of England ha mantenuto il 3,75% il 18 giugno (maggioranza 7:2). Nella riunione del 23 luglio 2026 la BCE ha lasciato invariati i tassi di riferimento (tasso sui depositi al 2,25%), richiamando i persistenti rischi inflazionistici legati agli elevati prezzi dell’energia; secondo l’aggregazione di dati di mercato, a quella data i mercati monetari prezzavano per il 2026 almeno due ulteriori rialzi, il prossimo con maggiore probabilità a settembre; un sondaggio Reuters del 3 settembre ha però rilevato che gli economisti si attendono ormai un solo ulteriore passo, al 2,50% il 10 settembre, verosimilmente l’ultimo della fase di inasprimento. Nella settimana fino al 24 luglio un sell-off globale sull’estremità lunga ha spinto i rendimenti su nuovi massimi pluriennali: il decennale del Bund a circa il 3,20% (massimo da oltre 15 anni) e l’OAT francese a ~4,03% (massimo da 17 anni); il Brent è tornato a quotare vicino ai 100 dollari USA, secondo l’aggregazione di dati di mercato. Nel complesso le banche centrali agiscono in modo più dipendente dai dati e con orientamento più restrittivo rispetto a inizio anno. La Bank of Canada ha mantenuto il tasso di riferimento al 2,25% per la sesta decisione consecutiva il 15 luglio 2026. La Fed ha mantenuto nuovamente la forchetta obiettivo al 3,50–3,75% nella riunione del 28–29 luglio 2026 (voto 9-3, con Beth Hammack, Neel Kashkari e Lorie Logan in dissenso a favore di un rialzo di 25 pb, secondo Reuters/CBS News). Dopo che USA e Iran hanno sospeso le ostilità e ripreso i contatti diplomatici a fine luglio, i prezzi del petrolio sono scesi (Brent, secondo l’aggregazione di dati di mercato, da livelli vicini a 100 a circa 87–90 dollari); ciò ha allentato i timori inflazionistici di breve periodo e riportato leggermente al ribasso i rendimenti a lungo termine nella settimana fino al 28 luglio – il rendimento del Bund dal massimo dei 15 anni (~3,20%) a circa 3,13%, l’OAT francese dal massimo dei 17 anni (poco sotto 3,97%) a circa 3,92%, i Gilt da ~5,07% a 4,96% e i JGB da ~2,82% a 2,77%. La Bank of England ha mantenuto il tasso di riferimento al 3,75% il 30 luglio 2026 (voto 6:3, con tre membri favorevoli a un rialzo); la Fed ha mantenuto nuovamente la forchetta obiettivo al 3,50–3,75% il 29 luglio. Dati sul PIL dell’area euro più forti delle attese per il secondo trimestre (+0,4% t/t, Spagna +0,7%) e letture di inflazione più robuste in Germania e Spagna hanno alimentato, secondo l’aggregazione di dati di mercato, speculazioni su un possibile secondo rialzo dei tassi BCE nel 2026, forse a settembre; il rendimento del Bund è di conseguenza risalito a circa il 3,15–3,18% entro il 31 luglio, dopo essere sceso a circa il 3,13%. Il tasso sui depositi della BCE è rimasto invece invariato al 2,25% nella riunione del 23 luglio. Nel corso di agosto 2026 nessuna delle cinque principali banche centrali del G7 ha modificato il proprio tasso di riferimento; a fine agosto le prossime decisioni erano previste per il 2 settembre (BoC), il 10 settembre (BCE), il 15/16 settembre (Fed), il 17 settembre (BoE) e il 17/18 settembre (BoJ). I rendimenti a lungo termine hanno comunque continuato a salire ad agosto: il decennale USA al 4,73% entro il 28 agosto (FRED DGS10), il Bund a circa il 3,32% e l’OAT francese a circa il 4,17% (dati di mercato, fine agosto 2026). La Bank of Canada ha mantenuto il proprio tasso di riferimento al 2,25% per la settima decisione consecutiva il 2 settembre 2026, pur segnalando maggiori rischi inflazionistici legati ai nuovi dazi. A inizio settembre un nuovo sell-off obbligazionario globale (alimentato tra l’altro da dichiarazioni restrittive del presidente della Fed Kevin Warsh e da crescenti attese di un secondo rialzo BCE nella riunione del 10 settembre) ha spinto ulteriormente al rialzo i rendimenti, prima di un parziale ripiegamento a fine settimana: il decennale USA era al 4,77% il 3 settembre (FRED DGS10, dopo aver toccato temporaneamente il 4,79%), il Bund a circa il 3,34% e l’OAT francese ha raggiunto un nuovo massimo pluriennale di circa il 4,21% (4 settembre), penalizzata dai persistenti timori sui conti pubblici francesi. I Gilt britannici hanno segnato circa il 5,14% (decennale, 4 settembre), il livello più alto dal 2008. Il decennale giapponese è salito brevemente a circa il 3,0% l’1/2 settembre (massimo dal 1996), prima che un’asta trentennale JGB ben accolta e un allentamento del sell-off globale lo riportassero a circa il 2,91% entro il 4 settembre.
  • Normalizzazione BoJ: Tasso di riferimento all’1,00% dopo il rialzo del 16 giugno 2026 (massimo dal 1995), con il mercato che prezza un ulteriore passo di normalizzazione nel 2026. Gli acquisti di titoli sono stati ridotti in misura significativa dal 2024; una valutazione intermedia di giugno 2026 ha lasciato sostanzialmente invariato il piano di riduzione (verso circa 2.000 mld di yen al mese entro il primo trimestre 2027), e la BoJ ha dichiarato che non terrà più revisioni programmate, ma solo eventuali aggiustamenti ad hoc nelle prossime riunioni, se necessario; i rendimenti dei JGB superlunghi restano vicini ai massimi storici di fine agosto (30A circa 4,00%), scesi leggermente a circa 3,97% al 4 settembre 2026, mentre gli acquirenti tradizionali (assicurazioni vita) si ritirano – volatilità elevata sull’estremità lunga.
  • Francia: I declassamenti di rating (tra cui S&P ad A+ a ott. 2025), un deficit al 5,4% del PIL e oneri per interessi in aumento (2026: 59,3 mld € secondo Agence France Trésor; 2020: 36 mld €) pesano sugli OAT. Il divario rispetto ai BTP italiani si è ridotto notevolmente – anche se ora è la Francia a quotare con un lieve premio di rendimento rispetto all’Italia.
  • Pacchetto fiscale tedesco: Il bilancio 2026 prevede ~180 mld € di nuovo indebitamento inclusi i fondi speciali (bilancio ordinario ~98 mld €); la quota NATO per la difesa nel 2026 è di circa il 2,8% del PIL secondo i piani del governo, in ulteriore aumento fino al 2029. La maggiore offerta di Bund depone per un livello dei rendimenti strutturalmente più alto rispetto all’era dei tassi negativi.
  • Rischio fiscale UK: I Gilt restano il rendimento decennale più alto del G7 (~5,14%, 4 settembre 2026), ora nettamente superiore a quello USA (4,77%) – il livello più alto dal 2008; il trentennale è a circa il 5,78%. Sull’estremità lunga si riflettono rischi di inflazione, incertezza fiscale ed elevati premi di duration; l’estremità breve segnala rischi di rialzo, non solo pure attese sui tassi di riferimento. La Bank of England ha mantenuto il tasso di riferimento al 3,75% il 30 luglio 2026; la prossima decisione cade il 17 settembre 2026.
  • Credit spread: I premi al rischio delle obbligazioni societarie restano storicamente compressi (US investment grade 79 pb a luglio; US high yield 263 pb; Euro high yield 256 pb a fine agosto) – il mercato prezza un rischio di insolvenza modesto e un’elevata propensione al rischio. Al 3 settembre 2026 gli OAS ICE BofA secondo FRED erano pari a 81 pb (US IG, da 79 pb), 265 pb (US HY, da 263 pb) e 265 pb (Euro HY, da 256 pb). Un ampliamento marcato sarebbe un segnale di allerta precoce di condizioni di finanziamento più restrittive.
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Tassi a lungo termine del G7: rendimenti dei titoli di Stato, curva dei rendimenti e prospettive dei tassi per finanza e tesoreria

I rendimenti dei titoli di Stato a 2, 5, 10 e 30 anni dei Paesi G7 – Treasury USA, titoli di Stato canadesi, Gilt britannici, Bund tedeschi, OAT francesi, BTP italiani e JGB giapponesi – sono i tassi di riferimento dei mercati dei capitali globali. Questa pagina documenta l’evoluzione dei tassi dal 2020 sotto forma di serie storiche: dal contesto di tassi zero e negativi, attraverso la svolta dei tassi del 2022, fino ai livelli attuali dei rendimenti, oltre al confronto dei tassi a lungo termine dei principali Paesi industrializzati, alla pendenza della curva (in particolare gli spread 10 anni meno 2 anni e 30 anni meno 10 anni), al premio al rischio di Francia e Italia rispetto ai Bund e alla distanza dei tassi di mercato dai tassi di riferimento di Fed, BCE, Bank of England, Bank of Canada e Bank of Japan.

Per le decisioni di finanziamento, investimento e tesoreria i tassi a lungo termine sono il parametro centrale: determinano i costi di rifinanziamento di Stati e imprese e influenzano i tassi sui mutui, gli impegni pensionistici e la valutazione dei portafogli obbligazionari. Inoltre i credit spread (option-adjusted spread delle obbligazioni societarie investment grade e high yield) mostrano il premio al rischio e le condizioni di finanziamento sul mercato delle obbligazioni corporate. Le prospettive sui tassi sintetizzano le previsioni di consenso e delle banche sui rendimenti decennali per il 2026 e il 2027 (tra cui sondaggi Reuters, J.P. Morgan, Goldman Sachs, Capital Economics) e individuano i driver dell’evoluzione dei tassi: deficit fiscali e offerta di titoli, premi a termine, aspettative di inflazione e normalizzazione della Bank of Japan. Fonti dei dati: Federal Reserve (H.15/FRED), Bank of Canada, Ministero delle Finanze giapponese, OECD, Eurostat, BCE; aggiornamento settembre 2026.